Il convento dei Cappuccini La collina degli eventi “Il Miramonti” racconta...
Dicembre 1612
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Piantamento della Croce Il mercoledì 2 giugno del 1610 il Consiglio Comunale di Garessio delega il dr. Carlo Dupiano a stendere un’apposita supplica al Marchese del luogo, don Francesco Spinola, cavaliere dell’ordine di S.A.R., per “ottenere il consenso alla fondazione di un Convento Cappuccino”. Il 6 settembre 1610 viene accordato il permesso e viene affidato al dr. Dupiano l’incarico di rappresentare il Marchese in ogni fase della pratica. L’anno dopo il Marchese stesso acquista con denari propri il terreno occorrente alla costruzione in località detta “La Costa” ( Madonna della Neve) sul declivio posto fra i tre borghi, in luogo isolato e dominante. Il 25 agosto 1612 il Generale dei Cappuccini, Rev. padre Gerolamo da Castelferretti delega  “a piantare ed edificare il monastero” il padre predicatore Valeriano Berna da Pinerolo (1552-1618) definitore al Monte dei Cappuccini di Torino. Questi sollecita dal Vescovo di Alba, competente per il territorio, il debito permesso che viene rilasciato il 20 ottobre 1612. Sono a disposizione per la realizzazione del convento già 1000 scudi e si prevedono molte offerte a inizio lavori. Il 20 dicembre 1612 si redige l’atto ufficiale di tale decisione e, il giorno dopo, alla presenza delle massime Autorità Comunali, del Marchese, del Sindaco e dei Consiglieri si procede al “piantamento della Croce”. Consultando l’ Archivio del Monte dei Cappuccini, Torino, Cartella 181 è possibile risalire ai nomi dei nove frati fondatori: Padre Francesco, Padre Valeriano, Fra Giovanni Battista, Fra Gregorio, tutti di Moncalieri; Fra Gerolamo di Acqui; Fra Raffaele di Casale; Fra Lodovico di Ceva; Fra Gerardo di Valenza; Frate Lionardo di Garessio; frate Valeriano di Lesegno.
Sviluppo edilizio Dopo la costituzione ufficiale del Convento Cappuccino, nel capitolo del 1613, il 16 agosto viene eletto a “Presidente di fabbrica”  (cioè addetto alla direzione dei lavori di costruzione del convento) a Garessio  padre Remigio da Fossano e, successivamente, nel Capitolo del 13 settembre 1616, padre Arcangelo Ceva. Con decreto del 24 aprile 1619 il Convento, insieme ad altri 25 e alle Case Missionarie nelle Valli Subalpine, viene smembrato da Genova per entrare a far parte della nuova Provincia di Piemonte.
Prima chiusura del Convento: 1802 “Attorno alla Pasqua 1794”, cioè in seguito all’invasione francese conseguente alla Rivoluzione, il Convento sembra quasi chiudersi in quanto la maggior parte dei frati si rifugia altrove. Ma poiché alcuni di questi padri sono nativi di Garessio o della zona, il Convento riesce a rimanere aperto fino al 1802 sotto la guida del padre guardiano Vittorio Maria e di padre Fedele e Ludovico Randone tutti di Garessio assieme a padre Vito di Ormea. A questi quattro padri il Comune riconosce il merito di aver salvato il Convento e di aver continuato a soccorrere le popolazioni con la distribuzione di pane ai poveri. (Ordinati del 09 febbraio 1797; 25 maggio 1798). Il Convento viene chiuso, come detto, nel 1802.
La riapertura del 1817 Il 4 ottobre 1817 il Convento Cappuccino viene riaperto e viene nominato come padre guardiano Benedetto Garelli di Garessio, incarico che mantiene alternato a quella di vicario fino al 1827, un anno prima della sua morte. E’ del 3 settembre 1847 il documento della Sacra Congregazione che contiene sei “quesiti e risposte” fatte alla medesima sullo stato del Convento Cappuccino di Garessio. Alcuni passi di tale documento ci aiutano a chiarire ulteriormente la situazione del Convento:   Quesito primo       Quando il convento sia stato fondato, riaperto, … di chi è attualmente la proprietà, …   Risposta       Il Convento di Garessio venne fondato nel 1611 per opera dell’Ill.mo Marchese Spinola, il quale del suo       acquistò una possessione detta “La Costa”, ove venne innalzato.  La proprietà, però, sia del sito che del       Convento appartiene presentemente al Regio Governo. … Il convento di Garessio venne riaperto dopo       l’invasione francese al 4 ottobre dell’anno 1817. Firmato: Fra Camillo da Torino, guardiano;fra Fedele da       Carmagnola, discreto cappuccino; fra Pier Crisologo da Costigliole, discreto cappuccino.   Quesito secondo       In quale stato si trovi la fabbrica, il numero delle celle … se tutto il locale sia murato in clausura … quanti       religiosi possa mantenere.   Risposta       … in complesso la fabbrica è in buonissimo stato. Si trova fornita da 12 celle … Vi ha l’infermeria e la cappella       attigua; le officine sono 6. Tutto il locale si trova munito di clausura, la quale è osservata secondo le leggi       canoniche, eccetto nel cortile accanto alla fabbrica, in cui debbono entrare qualche volta nell’anno gli uomini       e le donne che con le bestie della montagna conducono il bosco ai cappuccini per carità. In questo convento       si possono mantenere 12 religiosi, purchè vi abbiano almeno 7 sacerdoti. Firmato come sopra.   Quesito terzo       In quale stato sia la Chiesa annessa …   Risposta       La Chiesa è sotto il titolo di Santa Maria della Neve, … si trova nel più florido stato. Non ha cura d’anime e       neppure è Santuario. Non vi ha concorso nei giorni feriali, sibbene nei festivi, in cui il popolo concorre       numeroso a sentir Messa e a confessarsi, a cui si presentano sempre i Padri Sacerdoti. Firmato come sopra. Si omettono riferimenti agli altri tre quesiti con  relative risposte in quanto si riferiscono specificatamente al rispetto delle regole della vita monastica. Chiusura definitiva del Convento Cappuccino: 1866 In data 13 luglio 1855 si trova un documento redatto dall’ Insinuatore, per conto del Governo,  relativo alla valutazione e all’inventario dei beni del convento (nonostante i Cappuccini non posseggano nulla oltre al sito del monastero). Si può leggere come, non trovando nessun garessino disposto a fargli da teste, sia stato costretto a cercare “due vagabondi e cenciaioli” per procedere nei suoi accertamenti. Il padre guardiano Epifanio da Vercelli subisce passivamente il sopruso, come afferma nella relazione che manda a Torino ai Superiori subito dopo il fatto. Alcuni stralci della relazione: alla domanda di quante stanze ci sono, risponde di … contarle; alla domanda se l’ostensorio è d’oro, risponde porgendo le chiavi del tabernacolo … affinchè apra e veda! Questo comportamento turba così profondamente l’Insinuatore che rinuncia al sopraluogo e si scusa per quella “visita” certo non simpatica. Sulla chiusura definitiva del Convento si trovano nell’Archivio Comunale di Garessio, gli Ordinati del 25 luglio 1866 che, citando il decreto 07-08-1866 relativo alla soppressione delle congregazioni, richiedono l’uso gratuito dei locali per installarvi delle scuole superiori o l’ospedale o l’asilo od altro locale ad uso pubblico. Segue la delibera di affitto di un orto e delle adiacenze in data 14-11-1867, che cita le precedenti deliberazioni del 06 agosto e 20 novembre 1866, con cui si richiede l’uso del Convento soppresso. E’ possibile pertanto collocare la reale definitiva chiusura del Convento verso la fine del 1866. Di tutto l’arredo del Convento a oggi non resta che l’altare in legno della cappella che si trova nella chiesa del Borgo.
La collina degli eventi